La Caccia alle Palombe in Umbria

palombaL’opera si compone di quattro capitoli che illustrano gli aspetti storici, tradizionali, naturalistici e culturali di una pratica venatoria, la caccia alle palombe, che ha la sua culla nel territorio umbro.Il libro si apre con un excursus sulle origini di questa antica forma di caccia, risalenti al Seicento, ripercorrendo attraverso la letteratura venatoria e i documenti storici la nascita e l’evoluzione di una tecnica affascinante con una particolare attenzione ai territori dell’Amerino e del Perugino. L’analisi dell’Autore si concentra quindi sugli aspetti tradizionali della caccia alle palombe – lo spirito, la tecnica, gli strumenti, i richiami – e sulle problematiche della migrazione e della stanzialità. Il lavoro di ricerca è arricchito dalla descrizione di alcune antiche Cacce umbre e da un paragrafo sulle Colombaie ed un altro sulla toponomastica venatoria, esemplari per la conduzione della ricerca. L’opera, presentata da Luciana Brunelli, Cultore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Perugia, con una postfazione di Lucio Ubertini, docente presso l’Università “La Sapienza” di Roma e direttore dell’Istituto per la Protezione Idrogeologica del C.N.R., è corredata da oltre cinquanta foto e documenti e contiene un’appendice con trenta ricette di cucina, una raccolta di proverbi sulla caccia e un glossario indispensabile per comprendere il linguaggio degli attori di questa speciale ars venandi.

Il Cocker Cane da Caccia

il-cocker-cane-da-cacciaL’immagine del cocker a caccia è legata soprattutto al riporto, quella di un cane di grande ausilio per i capannisti e soprattutto per chi caccia allodole e tordi, anche se poi è stato soppiantato da altre razze tutto fare; ma considerare chi appartiene alla famiglia degli spaniels un retrevier è riduttivo. Il cocker è un cane da cerca che purtroppo per motivi noti e risaputi ha subito una parabola discendente che solo in questi ultimi anni sembra aver avuto una timida inversione di tendenza.Dato che le prove di lavoro sono valide, ma fino ad un certo punto, anzi su alcune di queste è meglio stendere un velo pietoso, per non entrare nell’annosa polemica del bello o del bravo e per non ingenerare equivoci, parleremo soprattutto del cocker da caccia. L’autore proverà dunque a sfatare l’immagine prevalente del canino viziato e nevrastenico o imbelle disteso sul salotto di casa, convinto più che mai di quanto ebbe a dire Franca Simondetti: “A parte le grandi, innate attitudini, l’essere allevato e impiegato il più possibile per la sua vera destinazione, l’ars venandi, non fa che conferirgli vieppiù tutte quelle qualità psicofisiche sue proprie e che ne hanno fatto una delle razze più popolari in quasi tutto il mondo”.